Le Case della Provincia Napoletana


Napoli

Collegio Bianchi


Gli atti della Casa |  L'Archivio

Circa l'anno 1870 i Barnabiti ebbero una buona occasione di comperare dal Demanio il fabbricato annesso alla Chiesa di Montesanto "Aedes Falconianae" dove aprirono un Collegio - convitto con scuole esterne. I nuovi locali furono restaurati con squisita signorilità e preparati alla missione della scuola. Presero nome di "Collegio Bianchi " - dal Venerabile Servo di Dio - per metterlo sotto la di Lui celeste protezione.

Il Rettore, P. Luigi Aguilar, volle dare all'inaugurazione il carattere di solennità: fece preparare un'attraente accademia "musico - letteraria" e volle anche la premiazione degli alunni che negli anni precedenti si erano distinti nella pietà, disciplina e profitto.
Fu fatta larga distribuzione d'inviti con programma a stampa. La festa riuscì solennissima per l' intervento di Sua Emin. il Card. Arcivescovo Sisto Riario Sforza, di illustri personalità, e di spettabili famiglie dell' aristocrazia napoletana. Tenne il discorso accademico il P. Pietro Rosati sul tema: "De politioris humanitatis praesenti ratione" e fu molto applaudito.
Con l'erezione del nuovo Collegio era evidente che i Barnabiti si vedessero accresciute stima e simpatia, e dovessero pensare ad allargare la visuale della loro missione di educatori. Si vide quindi la necessità di fare nuovi ampliamenti e ulteriori adattamenti al fabbricato, per preparare nuove aule scolastiche. E così negli anni seguenti accolse un maggior numero di alunni, come si rileva anche dalle relazioni che anno per anno venivano inviate alle Superiori Autorità e specialmente dalle statistiche dal 1900 al 1925.
Nel 1889 a richiesta delle famiglie istituirono anche lo Studio Camerale o Dopo Scuola per gli esterni.
Finite le lezioni, venivano trattenuti in Collegio e attendevano, sotto la direzione di un Padre, e vigilanza di istitutori, allo studio per il domani. Alla fine, per turno, si presentavano al Padre, mostravano i compiti fatti e ripetevano le lezioni a memoria.
Istituzione provvidenziale! Diede a tutti molte consolazioni. Essa, mentre toglieva alle famiglie l' assillo di dover seguire i figliuoli negli studi, assicurava agli alunni un'ottima preparazione per gli esami.
Inoltre si pensò d'istituire un Semi-Convitto per i lontani di domicilio che venivano trattenuti in Collegio fino al termine dello studio camerale.
Suo funzionamento: finita la scuola, venivano rilevati da istitutori dalla propria classe e, riuniti in fila, guidati dal Vice rettore, erano accompagnati al refettorio. Quivi trovavano preparata la colazione, così composta: una minestra calda-pietanza con contorno e frutta. Dopo di che si recavano in cortile, o sotto ai portici, per una breve ricreazione. Al segno dato, si ricomponeva la fila ed in silenzio, si recavano in camerata per lo studio del dopo scuola.
Il Semi-convitto, per l'accresciuto numero degli alunni nel 1930 fu abolito.
Durante la guerra mondiale il Collegio (fabbricato) fu requisito e trasformato in Ospedale, per Ufficiali reduci dal fronte. Ai Padri venne rilasciata un'ala del fabbricato, dove concentrarono le scuole per l'esternato e il convitto fu trasferito al Vomero, prendendo in fitto la "Villa Parboni", locali bene arieggiati, con annessi cappella, refettorio, aule scolastiche e piazzali.
Tale dimora continuò fino a pace conclusa (1919).
In quell'anno, altri movimenti, per il ritorno a Montesanto. Restituiti e disinfettati, i locali ebbero bisogno di restauri, per ridurli allo stato primitivo.
All'apertura delle scuole abbiamo un fenomeno consolante: una grande affluenza di domande per il convitto e si sentì il bisogno di non rinunziare al fitto del Vomero. Anzi, per la buona prova fatta, si pensò addirittura di comperare il villino, che fu trasformato in sezione separata del Convitto di Montesanto, comprendendo il ginnasio inferiore: in tutto una quarantina di convittori.
L'idea attecchì in pieno, perchè funzionò in modo eccellente.
Piacque anche alle famiglie -esse erano ben contente di sapere i loro figliuoli, per la loro tenera età, "in più spirabil aere" !
Nel 1929 poi, divenne casa di villeggiatura per la comunità - come un tempo era in San Giorgio, nei mesi caldi - Buonissima l'idea: sembrava fatta proprio allo scopo, in una zona tutta ossigenata.
Ma purtroppo non ebbe lunga durata: nel 1933 il villino, fu di nuovo abbandonato come sede di villeggiatura.
Dopo la scossa tellurica del 23 Luglio 1930 il fabbricato subì radicali trasformazioni e notevoli ampliamenti, sia per ragioni statiche, che per igiene, data la ristrettezza dei locali. Veramente l'edifizio era diventato troppo vecchio per poter essere adibito ancora come "Istituto di educazione".
D'altra parte, sarebbe stato un azzardo lasciare Montesanto, e trasportare altrove quella numerosissima popolazione scolastica. O solo il Collegio-convitto. Per tagliar corto alle varie correnti, di pro e contro, si preferì invece il consiglio prudentissimo di restaurare ed ampliare il vecchio fabbricato. …
Ma, senza andare oltre - ci dilungheremmo troppo nelle note storiche - possiamo affermare, che, il Collegio Bianchi, nella sede attuale, si è affermato fin dalla fondazione.
Quattro anni, infatti, dopo l'inaugurazione, la stampa cittadina, sul quotidiano del 10 Dicembre 1874, dal titolo "Il contemporaneo di Napoli" con compiacimento scriveva:
"L'Istituto Bianchi -riformatosi sono appena quattro anni- più non basta a contenere coloro che vi cercano una solida istruzione, congiunta ai nobili e schietti ideali di religione e morale. Di tali dati, si ebbero novelle prove nei giorni scorsi, per la solita festa scolastica della premiazione. Pendevano dai muri vivaci pitture ed eleganti quadri di calligrafia -e, intanto, gli alunni, recitavano con bel modo, scelte poesie e facevano udire concerti musicali. Ora, mentre gli astanti potevano scorgere il loro progredire nelle arti belle, erano assicurati che, niuno fra gli allievi del Collegio, testè presentatisi agli esami pubblici, ne veniva respinto, anzi i più vi erano ammessi fin dalle prime prove".

(S. Salvato, I Barnabiti a Napoli, Napoli, Picone, 1936)