Le Case della Provincia Napoletana


Arpino

SS. Carlo e Filippo


Gli atti della Casa |  L'Archivio

Una fondazione che non incontrò nessuna difficoltà da parte di nessuno fu quella compiutasi nel 1629 nella piccola città di Arpino in diocesi di Sora. La buona fama che spandevasi dallo zelo discreto dei Barnabiti del noviziato di Zagarolo, suggerì a un gentiluomo arpinate nominato Desiderio Merolla, di affidare alla loro Congregazione una casa religiosa che da tempo aveva progettato di stabilire nella sua città natale.

Soltanto i mezzi, di cui poteva disporre, non eran sufficienti a sostentare i dodici religiosi che la bolla di Gregorio XV cum alias richiedeva per ogni collegio che si dovesse fondare. Perseverando tuttavia nella sua intenzione sia di favorire i Barnabiti e sia di onorare S. Carlo di cui era devotissimo, aveva incominciato a fabbricare una chiesa dedicata al santo arcivescovo di Milano, e nell'occasione del Capitolo Generale del 1626 rinnovò formalmente per mezzo del P. Costantino Pallamolla le sue domande e si ebbe risposta affermativa quando si ottenesse la dispensa della S. Sede; furono pertanto mandati colà due Padri, il P. Arcangelo Santi e il P. Patrizio Garetti, previo consenso del Vescovo di Sora, Girolamo Giovannelli. Giunsero essi nel mese di marzo del 1627 e furono accolti festosamente. Il Collegio per parecchi anni rimase allo stato di missione, tuttavia si ultimò la chiesa, e si provvide pure a una comoda sistemazione per i Padri, tenendo come santo titolare S. Carlo.
Non pochi furono gli uffici ad essi delegati dal vescovo sempre più soddisfatto di avere acquistato, senza che egli si fosse mosso a cercarli, validi ausiliari, soggetti, come voleva lo stato di missione, alla sua immediata giurisdizione. Favoriti anche dai duchi di Sora, poterono i Barnabiti sul principio del secolo decimottavo ricostruire la loro chiesa e allora la vollero dedicata anche a S. Filippo Neri e d'allora in poi il Collegio fu detto pure dei SS. Carlo e Filippo.

(O. Premoli, Storia dei Barnabiti nel Seicento, Roma, 1922. pp. 138-139).

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La casa fu chiusa nel 1855.